Lavori / La casa del consigliere Krespel

La casa del consigliere Krespel

La casa del consigliere Krespel è una mostra corredata da pubblicazione ispirata ad un racconto di E.T.A. Hoffmann (1776-1822), scrittore, musicista e compositore, uno dei maggiori rappresentanti del romanticismo tedesco. Attratto dall’architettura come microcosmo del mondo sociale e naturale, fu grande ammiratore di Karl Friedrich Schinkel, al quale commissionò il disegno delle scene per la sua opera Undine. Nel passo iniziale del racconto Il consigliere Krespel, l’autore descrive la realizzazione della dimora del protagonista che non nasce da un progetto, ma dal pensare l’edificazione come esperienza processuale del suo farsi. Da questo frammento narrativo è nata l’idea della mostra che espone venticinque opere di architetti, provenienti da undici paesi diversi, a cui è stato chiesto di realizzare un’immagine originale di questa fantomatica casa.

Gli architetti coinvolti. Alphaville architects, Mauro Andreini, Aristide Antonas, Tatiana Bilbao e David Vaner, Bruther, Luis Callejas, Pier Francesco Cherchi e Marco Lecis, 2a+p/a, e2a Piet Eckert e Wim Eckert, Luca Galofaro, Alberto Iacovoni, Francesco Iodice, Liverani/Molteni, Angelo Monti, Marco Navarra, Lorenzo Netti, Franco Pedacchia, Carlo Prati, Franco Purini, Lucio Rosato, Splitterwerk, Tochtermann Wündrich, Pietro Valle, Wespi De Meuron Romeo, Peter Wilson.

Il restauro della casa del Consigliere Krespel di Angelo Monti

A seguito di un immaginario ritrovamento
… dopo i giorni del lutto per la scomparsa della figlia Antonia, “il solo essere che aveva infiammato il suo cuore”, è ragionevole immaginare che il Consigliere Krespel- Hoffmann avesse ripreso la propria vita ritrovando la sua “serena inquietudine” scandita dalla solitaria dedizione alla musica e dalla ossessiva ricerca della segreta struttura del suono dei suoi violini.
È altrettanto plausibile che alla sua morte e in assenza di eredi, la casa fosse destinata ad un progressivo declino.
Due secoli più tardi, la sollecitazione a ripensare questo mitico edificio, ha innescato l’eccentrica idea di poterne ritrovare le rovine nello stesso giardino romantico della città di H.
Come per un freudiano disturbo della memoria rovesciato o per un’immaginaria sospensione temporale, le rovine di casa Krespel si sono così presentate, come davvero esistenti, nella forma dell’edificio a pianta quadra descritto da Hoffman. Ne ho riconosciuto l’impaginato dissonante delle bucature di facciata quasi in contrappunto con il rigore armonico della regola aurea, che sono certo non potesse sfuggire al nostro Krespel-Hoffmann, vuoi per la complice passione per la musica e il suo ineludibile impianto matematico o, perché no, per la frequentazione con il giovane Schinkel ai tempi della messa in scena dell’opera Ondine.
L’edificio ritrovato, rievoca i rapporti e le dimensioni dell’architettura del Neuer Pavillon che K.F. Schinkel realizzerà in quegli anni. L’intervento contemporaneo, che qui racconto, non poteva, dunque, che concretarsi in un restauro dolce, rispettoso di quel tempo puro che le rovine suscitano. Un restauro che rigenerasse il sedimento lasciato dalla storia senza cancellarlo ma senza ricorrere alla nostalgia del facsimile, dove le nuove opere fossero poche e misurate: una copertura a struttura metallica, una scala, pareti leggere per la rifunzionalizzazione degli spazi.